martedì 20 dicembre 2011

Mia sorella viene da un altro pianeta

Molti di noi hanno un mito - dichiarato o nascosto che sia - a cui ispirarsi, un modello a cui aspirare. Il mio personalissimo modello è mia sorella Cecilia. Ci passiamo soltanto un anno e siamo cresciute insieme, eppure non potremmo essere più diverse. 
Cecilia l'ho sempre ammirata, e a dirla tutta anche un po' invidiata, sin dall'infanzia, per il piglio sicuro e la determinazione (oltre che per la bellezza). Quando non eravamo che bambine in età prescolare, per  esempio, spesso la trovavo con un mio giocattolo in mano e subito reclamavo l'oggetto di mia proprietà: - Quel giocattolo è mio, ridammelo! Lei ribatteva con pacatezza e compostezza: - Non è vero. Adesso è mio -  Non è vero: è MIO! -  mi indispettivo io e allora lei acutamente mi mostrava la giustezza della sua affermazione: - E' di chi lo ritrova. Io l'ho trovato per terra e quindi adesso è mio - . Di fronte a quella logica schiacciante io rimanevo di sasso e me ne andavo via piagnucolando. Crescendo Cecilia non è cambiata... e neppure io! Quando più grandicelle bisticciavamo, io mi innervosivo e le sbraitavo contro: da parte sua assoluto silenzio, indifferenza totale; andava avanti nelle sue attività senza curarsi della mia presenza e delle mie parole. E anche allora io me ne andavo via borbottando qualcosa sotto i denti, più stizzita che mai, chiedendomi tra me e me come si spiegava che le riuscisse sempre così facile non scomporsi minimamente di fronte alle mie provocazioni. 
Anche le foto che ci ritraggono da bambine rivelano quanto già fosse diversa la nostra indole. In tutte, lei mantiene sempre un certo portamento - le piaceva mettersi in posa - mentre io che le stavo vicino, da vero maschiaccio, la stuzzicavo e la sbatacchiavo mentre me la ridevo alla grande ignorando totalmente l'obiettivo. Potevo sbatacchiarla e punzecchiarla quanto volevo, lei rimaneva ferma lì, in posa, col sorriso stampato in faccia, fino a quando la foto non era stata scattata. Lo stesso fare, questo, che abbiamo entrambe conservato fino ad oggi che siamo diventate grandi, complici e amiche. Per esempio, spesso in sua presenza mi diverto a fare la scema inventandomi personaggi, improvvisando imitazioni, facendo versi e gesti piuttosto buffi: riesco a farla ridere ma non a trascinarla con me nel fare la stupida (attività, questa, nella quale riesco invece a coinvolgere del tutto la più piccola delle mie due sorelle, Lidia); Cecilia mantiene sempre quel certo contegno che negli anni ha creato attorno alla sua figura un'aura di raffinata compostezza ed eleganza. 
Così descritta potrebbe sembrare una di poche parole. Il fatto è che, Cecilia, non spreca fiato inutilmente. Poche parole ma ben mirate (tutto il contrario di me): questa è Cecilia.
Una delle ultime volte che sono andata a trovarla portai con me un ultimo acquisto: un tubino rosso con delle applicazioni dello stesso tessuto a mo' di fiori sulla scollatura, molto bello: non potevo non mostrarglielo. Me lo fece subito provare. Quando notò che vi era applicato ancora il cartellino del prezzo, mi chiese: Ma quando l'hai comprato? - Un mese fa - Un mese fa?!? Come fai a comprare un vestito così bello e a non indossarlo per un mese?? STASERA TU LO INDOSSI!! - Ma io mi vergogno... - tentai di replicare. - Io questi vestiti me li metto spesso e non mi vergogno. E' ovvio che se tu stai in continuazione ad aggiustarti la lunghezza per paura che ti si vedano le gambe tutti lo noteranno e tu ti sentirai i loro occhi addosso. Ma tu devi fare come: - e fa come per sfilare, le spalle dritte, la testa alta e lo sguardo fisso davanti a sé. Come fa ad avere quel portamento? penso; mia sorella deve venire da un altro pianeta...
- Tu cammina sicura e nessuno si accorgerà di te.
E' proprio quel suo tono sicuro nel dare ordini (per il quale a casa, bonariamente , l'avevamo soprannominata "Hitler") che mi rassicura di più quando entro nel tunnel di qualche assurda paranoia. Mi basta telefonarle e sentirle pronunciare quelle cinque paroline magiche: ma-cosa-te-ne-importa!! e tutti i miei "trip" mentali (come li chiama la mia amica Eva) hanno fine.
C'è da dire tuttavia che a questo lato sicuro e a volte un po' sfrontato di Cecilia si contrappone quello che solo chi le sta più vicino può conoscere (agli altri non lo darebbe mai a vedere): quel suo essere un po' fifona - e anche un po' mammona - che la rende dolcissima. In quei momenti intervengo io ad infonderle coraggio, da buona sorella maggiore (solo di un anno ma pur sempre maggiore!). Chissà se i miei modi più soft sortiscano in lei lo stesso effetto benefico che i suoi, più spicci, hanno su di me... lo spero! 
Quando fantastico sul giorno in cui avrò un figlio, mi piace pensare che, se fosse femmina, assomigli a lei: perché, cara Cicia, per me sei e sempre resterai la numero uno!



4 commenti:

  1. e poi era furbissima, come quella volta che non voleva mangiare la carne ("bisogna finire la roba nel piatto, sempre") e allora appena mamma si allontanò andò a buttarla nel cesto; oddio, furbissima fino a un certo punto perché non si era ricordata di ributtarci qualcos'altro sopra, in modo che non si vedesse. e infatti venne messa in punizione.
    poi devo dire di essere fiero di averle "regalato" il dente incisivo di latte nero e spaccato, grazie a un pregevole sgambetto. le dava un certo tocco di classe, da guerriera ferita, anche se mai doma...

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  2. ..grande matteo,scommetto che tua sorella ti abbia ringraziato x tutto ciò vero?..comunque siete una famiglia fantastica...

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    1. Ciao Tommy, salutami la tua fantastica moglie e le tue fantastiche bimbe, Dajana e Miky! La prossima volta, cascasse il mondo, verrò a farvi visita!

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