martedì 17 gennaio 2012

Mi scusi, ho un problema: ho perso la mia fidanzata

Questo post è stato ispirato dall'attività di assistente alla clientela che ho svolto per due anni e mezzo presso un Ufficio Relazioni con il Pubblico della metropolitana di Milano ed è dedicato ad Eva e a tutte le figure di pubblica assistenza del Paese.


Nel precedente articolo ho parlato delle valvole di sfogo ma ho tralasciato di menzionare quella larga fetta di popolazione che, non avendola, né potendo riversare le loro frustrazioni su qualche familiare, le riversano inevitabilmente sugli impiegati degli uffici pubblici, vedendo peraltro in loro se non la causa dei propri problemi almeno la soluzione.
Posso affermare con certezza e senza esagerare di essere stata la valvola di sfogo in carne ed ossa di centinaia di utenti: nel mio repertorio è presente varia umanità che corrisponde alle caratteristiche citate sopra. Come quell'uomo di mezza età che si aspettava gli dicessi dove fosse sparita la sua giovane fidanzata ucraina ("era qui e a un certo punto non c'era più; solo che è sparita già da un po'..."); o la sciura in lacrime perché la nuora si dimostrava poco riconoscente nei suoi confronti; o il vecchino che aveva perso la moglie e non sapeva ovviamente a chi rivolgersi (ci impiegai delle ore per ritrovargliela dato che l'uomo non aveva un cellulare e si ricordava solamente il numero di un'amica novantacinquenne ricoverata presso una casa di cura che era andato a trovare poco prima insieme alla moglie); o il ragazzo infuriato per motivi ignoti che mi ha spaccato il vetro con un solo pugno; o certe giovani straniere che mi accusavano di razzismo perché chiedevo loro di pagare l'intero biglietto; nonché signore anziane dalla lingua biforcuta.
Mi piacerebbe tentare seriamente di incoraggiare alla comprensione tutti coloro che fanno parte proprio di quella fetta di popolazione menzionata in principio ma probabilmente, conoscendo la loro recidività, sarebbe inutile. 
Dunque mi rivolgo a quanti di voi lavorano ogni giorno a contatto diretto con il pubblico, a voi che siete gli eroi del nostro tempo, voi che di fatto rivestite la mansione di parafulmine dell'azienda in cui lavorate e che grazie alla vostra pazienza la mandate avanti.
Partiamo dal presupposto essenziale che la vostra vita inizia quando termina l'orario di lavoro. Già solo pensare a questo vi darà la forza di sopportare quotidianamente le situazioni di stress. 
Un altro requisito fondamentale per preservare la vostra salute mentale è soddisfare solo le richieste della clientela strettamente inerenti alla vostra mansione. Non fatevi ingannare dallo sguardo supplichevole di certe vecchine né dalle lusinghe di qualche piacente giovanotto/a. Non fate più di quanto richiesto. Attenzione: non si tratta di pigrizia o mancanza di gentilezza ma è giusto che siate consapevoli che se cedete una volta si approfitteranno sempre di voi. Perciò siate impassibili e non sentitevi in colpa!
D'altro canto non cedete alla tentazione opposta di ricorrere agli estremismi: abbandonate l'idea di recarvi a lavoro con un bazooka e non rovinatevi il fegato con inutili scene di protesta. Ricordate che il cliente per natura non è portato alla comprensione e all'empatia. Piuttosto è sempre in vigile attesa di un vostro fallo per scatenare gli istinti di guerra che reprime da anni e per farlo cercherà consensi tra la clientela presente: in un attimo vi ritrovereste completamente circondati perciò non servitegli certi pretesti su un piatto d'argento!
Infine non fate affidamento sui colleghi: non vi difenderanno. Sul più bello vi molleranno e voi resterete soli contro il nemico. Del resto è risaputo che nel mondo del lavoro bisogna lottare per la sopravvivenza e sapersela cavare da soli. 
E allora qual è la soluzione? Più semplice di quanto pensiate: due tappi per le orecchie da tenere rigorosamente a portata di mano in caso di emergenza (ve ne consiglio una scorta da tenere in ufficio) e un largo sorriso. 
Vedrete - e mi confermerete -  che tornerete a casa più leggeri!

2 commenti:

  1. qualche consiglio anche per tore.....che ascolta le lamentele di tutti ...poi a sua volta viene da me anche lui piagnucolando.....:"<Poverino è senza soldi l'aiutiamo....?"

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  2. Anche io mi sento a volte il "parafulmine" di turno! ^_^
    Daniele

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